Correva l'anno...

      Nel 1969 frequentavo la 500 Ginnasio in un Istituto disperso in quel di Maremma, in lande non più paludose in senso concreto, ma metaforicamente non dissimili alle sabbie mobili, soprattutto dal punto di vista culturale. Saranno stati i succedanei effetti di quell'anno di grazia, ma si può ben alfierianamente dire che ero un asino tra gli asini e sotto asini.
     Avevo meno di quindici anni e non mi piaceva perder tempo, se non altro perché i miei compagni di classe, che al contrario di me erano dell'età regolamentare, erano già adolescenti in piena regola, mentre io ero soltanto, ancora, poco più che una bambina (una differenza che a quel tempo, ai miei tempi, poteva risultare anche molto dolorosa in termini di emarginazione).

     Dell'asinella che ero (non potendomi ancora fregiare della qualifica di centauro sagittariano purosangue, allora perché non ne sapevo abbastanza di me e di Astrologia, ed ora perché sospetto di essere piuttosto uno Scorpione a cavallo) avevo la tenacia e l'attitudine a lavorare sodo, a cui di mio aggiungevo una divorante curiosità per quel che si nasconde sotto la superficie del Pensiero e dei pensieri; così mi figuravo psicologa, filosofa, storica di fatti e di idee, ma il materiale che avevo sottomano (piuttosto lineare e pedagogicamente impartito col medesimo entusiasmo che si riserva alla minestra riscaldata) non era sufficiente a compensare i picchi e gli abissi delle mie inquietudini mentali.

      A quei tempi, l'Astrologia era solo una delle mie tante escursioni: in totale rigetto dalla trascendenza magico-numinosa dei "Figli dei Fiori" (tipica del transito di Nettuno in Sagittario) prima ed allo strumento immaginativo del Potere Femminista (in accordo con il transito di Nettuno in Capricorno) poi, a me poco interessava la divinazione o la schedatura caratteriale, e già da allora odiavo la domanda "di-che-segno-sei?", mentre mi intrigavano profondamente i percorsi simbolici. Mi servivo dei miti per decodificare Segni ed Astri, e di Segni ed Astri per comprendere meglio i miti, immergendomi sempre più a fondo nei reami dell'analogia, della metafora e del simbolismo.

     La mia storia di Astrologa è iniziata così, in modo puramente teorico e senza alcun interesse all'applicazione pratica; e tale interesse è aumentato strada facendo, mano a mano che lo studio del Greco e del Latino mi rendeva più agibile la lettura dei testi antichi. Traducevo avidamente come altri leggono un giallo, ed ero affascinata da quel che affiorava dal lavoro di vocabolario, ma - ad esser sincera - non mi era ancora venuto in mente che si potesse trattare anche di uno strumento interpretativo: senza intuirlo, però, mi stavo costruendo le basi per il momento in cui avrei iniziato a curvarmi su un tema natale per tradurlo altrettanto minuziosamentequanto gli aoristi o le attrazioni del relativo.

      Fu dunque consequenziale - alla fine del Liceo - la mia scelta della Facoltà: Lettere Classiche (of course), Archeologia (obviously), ed una Tesi di Laurea sulla traduzione artistica di un mito greco, così come recepito dagli Etruschi (definitely). Il mio compagno di allora, studente di Architettura, era l'incentivo necessario a non dimenticarmi che il fine ultimo dello studio dell'Antico non è quello di sfuggire al Presente, ma di muoversi in esso a 360°; e la sua Tesi di Laurea in Restauro fu il più opportuno dei modi per acquisire questa ulteriore sfaccettatura ai miei interessi.

      Dei miei diciotto mesi di vita coniugale in qualità di "Moglie dell'Architetto" preferisco ricordare il meno possibile, ma non è semplice: Urano a picco sul mio Sole in 400 Casa radix la fece da padrone, ed in rapida sequenza avvennero un trasferimento, un matrimonio, l'impossibile sforzo per ambientarmi in prossimità di quel che - di lì ad un mese - sarebbe diventato l'epicentro del terremoto del 1980 (esattamente nel giorno del mio 26° compleanno), l'adozione di una micetta (che prese il nome di "Cleo" perché correva da me tutte le volte che mi servivo del soprannome di mio marito, zodiacalmente del LEOne; e dall'assonante "Cleo" venne, in qqualità di nickname per me, quel "Cleo-d'oro" che ha segnato il mio primo decennio di comunicazione virtuale), un altro trasloco (simile ad una fuga), una separazione, ed un terzo trasloco, questa volta per tornare nella natia Maremma.
      Ed anche il consulto astrologico da parte di una mia amica "praticona", fondamentale per farmi definitivamente comprendere che, per parafrasare Ranuccio Bianchi Bandinelli, "astrologo" era un nome con cui non mi identificavo e non avrei mai accettato di identificarmi: a tal punto mi avevano infastidito le banalità e le presuntuose ignoranze della Professionista che, uscita da casa sua e tornandomene a quella mia, mi fermai in una libreria ed acuistai il mio primo manuale per il calcolo (a mano, ancora!) e l'interpretazione del Tema natale. Le Effemeridi, il blocco di ruote zodiacali ed una calcolatrice che avesse anche il tasto per calcolare in sessagesimali non tardarono molto a venirmi incontro.

Isabella

     La libreria dell'acquisto del mio primo manuale di Astrologia era un piccolo locale di paese, un po' ibrido e sovranamente caotico: nello stesso scaffale alloggiava in ordine disordinato tutto quel che aveva sugli argomenti per cui un tempo si finiva sul rogo, dall'Erboristeria agli almanacchi del genere "Frate Indovino", passando per l'Astrologia Occidentale, Indiana, Cinese e degli Antichi Sovrani dei Maya (?) mescolati democraticamente a cronache di Medianità e trascrizioni dei Messaggi di Grandi Spiriti, oltre agli immancabili testi "medici" di Vita oltre la Vita, che altro non sono che una rottura del Tempo, e dunque analoghi ai resoconti parimenti scientifici del genere "Noi non siamo Soli" (il che è un grande sollievo, come sentenzia Woody Allen,anche se alla compagnia dei Lucertoloidi, sempre che mi sia data facoltà di scelta, sinceramente io preferirei quella del mio cane). C'erano anche libri di Stregoneria di ogni tipo e genere, bianca, rossa e verde come l'amata bandiera nostra (e non scherzo, in quanto "Magia Verde" si intitolava un simpatico manualino di consigli ecologici del tipo "tieni acceso il riscaldamento solo all'ora di cena", così risparmierai a sufficienza per acquistare tutti i rimedi antinfluenzali necessari a non soccombere in una casa gelida), e poi alcune interpretazioni dei sogni, con Freud accanto ad una a me ignotissima Madame Alkatek, e così via. Insomma, più che uno scaffale di libreria, quello sembrava il prototipo pratico delle mappe cognitive sviluppate secondo il principio di Saltar di Palo in Frasca.
     E tra un Palo ed una Frasca mi cadde l'occhio su un libriccino che - oltre ad avere l'indubbio pregio dell'edizione economica (avevo già tra le braccia un centinaio di mila lire di carta fresca di stampa) - aveva un titolo intrigantissimo: "Sante e Streghe, biografie e documenti dal XIV akl XVII secolo" di Marcello Craveri.
     In quelle pagine incontrai per la prima volta Bella (o Bellezza) Orsini.

Isabella, Isabelle...

     Nel testo del Craveri ci sono molte figure interessanti, ma da Bellezza Orsini ricavai una oscura inquietudine. La sto rileggendo ora, preparando le due pagine che seguono a questa, e l'inquietudine rimane...

     Tanto per cominciare, il cognome è di casa dalle mie parti: un ramo del casato degli Orsini aveva sostituito gli Aldobrandeschi nel possesso delle terre di Maremma, ed in occasione di un esame universitario io mi ero occupata abbastanza a fondo di una Isabella figlia del gramduca Cosimo I de'Medici e di Eleonora di Toledo, andata sposa ad un Paolo Giordano Orsini, duca ed eroe nella battaglia di Lepanto, un personaggio fosco, arido di sentimenti, impulsivo, violento al punto da strangolare la moglie, sospetta colpevole di una tresca con il cugino, ma ancor più colpevole di essere d'impiccio al desiderio del marito di sposare la sua amante, Vittoria Accoramboni.
     Della nobildonna avevo in mente un olio su tela di Alessandro Allori, ora agli Uffizi: "Ritratto di Isabella Orsini": mi aveva colpito il viso singolarmente riecheggiante il materno sangue spagnolo, lo sguardo composto, tra il malinconico e l'imbronciato tanto in contrasto con la descrizione del carattere che ne facevano i contemporanei e tipico di una donna allegra, solare, molto intelligente e colta, elegante e raffinata, perfettamente a suo agio nella complessa e cupa mondanità della Controriforma. E il suo tema natale fu uno dei primi che desiderai calcolare, anche se potei farlo solo diversi anni dopo, quando alla calcolatrice col tasto per i sessagesimali si era sostituito un personal computer ed alle mie conoscenze si era aggiunta la pratica della correzione della precessione degli equinozi almeno per i temi antichi.

     Apparentemente, null'altro che il nome ed una certa vicinanza cronologica sono gli unici legami tra Isabella de'Medici Orsini e Bellezza Orsini, di cui non sapevo nulla e mai avrei visto un ritratto. Ma quando si rivelò necessario un nickname, prima ancora dell'era di Internet, perché avevo acquistato un software astrologico in DOS e il suo creatore ne proteggeva la diffusione illegale intestandolo al nome dell'acquirente, fu alla strega suicida in carcere, e non alla nobildonna giustiziata dal marito che pensai; e se al programmatore comunicai "Isabella Orsini" fu solo perchè il nome di Bellezza mi sembrava troppo presuntuoso.
     Così iniziò ufficialmente la mia vita da Isabella Orsini, la strega, e fino all'agosto 2006 tutti i miei studi di Astrologia avvennero all'ombra di quel nome e della memoria di Bellezza.

Nomi e nicknames

    Nell'estate 2000, la poco più che neonata comunità virtuale astrologica italiana era ancora scossa da due profonde lacerazioni avvenute in seno all'unica mailing list italiana di Astrologia dell'epoca. Io partecipai attivamente al Secondo Scisma, a fianco di Roberto Scerni - fondatore di quella mailing list e del sito omonimo - e di Mary Olmeda, la Signora dell'Astrologia virtuale italiana, che di Astrologica era a lungo stata la Moderatrice.
     Così, quando Mary mi comunicò che aveva intenzione di creare una sua mailing list a carattere riservato e con precise norme che l'esperienza di Astrologica ci aveva insegnato a non sottovalutare, ne fui felice, anche se...
     ... anche se una delle norme vietava rigorosamente di servirsi di nicknames.
     Non che io ci tenessi particolarmente a nascondermi sotto mentite spoglie, anche se oramai "Isabella" mi chiamavano talvolta anche mia madre ed il mio compagno. Il punto era un altro, e ne discutemmo a lungo con Mary, in occasione di un nostro incontro non virtuale. E Mary comprese la mia situazione: io ero ancora impastoiata in alcune poco piacevoli storie con persone che - inizialmente semplici consultanti - stavano divorando tutta la mia privacy, facendomi amaramente rimpiangere l'impegno che avevo preso con me stessa di non fare mai dell'Astrologia uno strumento di lucro, e dunque offrendomi gratuitamente in pasto a chiunque credeva che è necessario chiedere consiglio all'astrologo anche per scegliere il colore delle mutande da indossare al mattino.
     Così entrai nella mailing list di Mary, Convivio Astrologico, (di cui ancora faccio parte), felice non solo delle sue rigorose norme, ma anche del fatto che per me non valessero .

     In un'altra occasione Mary ed io riprendemmo l'argomento del mio nickname, ma allora questo era gia noto a tutti, in una doppia versione: Lucia Poli aveva portato sulle scene la storia di Bellezza Orsini trascritta in un'intrigante piece teatrale, e su un altro tipo di palcoscenico era fiorita una bella ragazza, a malapena ventenne, che tuttora è nota come Isabella Orsini.
     Sia detto per inciso, a quanto ne so, l'attrice Isabella Orsini porta questo nome in virtù di battesimo neonatale. Alcuni anni or sono ricevetti una sua e-mail, da Parigi ove risiedeva, e mi si rivelò simpatica, amichevole: dalla pagina "About" del mio sito aveva letto la storia della strega sua omonima e ne era rimasta molto toccata, visto che anche lei è originaria delle Maremme, ad un tiro di schioppo dal paese dell'Isabella cinquecentesca.
     Mi spiace dover ammettere che io fui molto poco cordiale: cominciavo ad avere gravissimi problemi alla vista, ero disperata all'idea della cecità, ed Isabella l'attrice fu una delle prime a pagarne le spese. Le risposi seccamente che non concedevo consulti, e men che meno via e-mail, che no, non le davo il mio numero di telefono (al massimo avrebbe potuto contattarmi tramite Skype), che la mia omonimia era solo virtuale e che comunque di Isabella la strega sapevo solamente quel che avevo scritto nella pagina del mio sito. Non accennai affatto all'ottocentesco "Bellezza Orsini" di Francesco Domenico Guerrazzi: dubito che sia a portata di mano di chiunque, e storicamente non è pià attendibile dei Promessi Sposi.
     Lei, ovviamente, non mi scrisse più, ma io continuai a ricevere e-mail a firma maschile i cui mittenti mi dettagliavano le promettenti delizie di un incontro orizzontale. Very British, io forwardavo all'indirizzo del sito dell'attrice quel che le spettava, e mi limitavo ad inviare due righe ai più insistenti, con un link alla pagina ove figurava la mia fotografia, spiegando che ero questa e non quella.
     Certo, non posso essere così virtuosamente ipocrita da giurare che non leggevo le e-mail altrui: le leggevo, e mi divertivo ad immaginare lo spirito con cui il mittente aveva cesellato quelle frasi, talvolta in stile falso-romantico e più spesso uno zinzino postribolare, e avrei voluto chiedere la data di nascita a chi sognava in quel modo alla tastiera, per studiare il suo tema natale.
     Non l'ho mai fatto. Non per virtù, ma per l'intuitiva certezza che non mi avrebbero mai risposto.

     Dicevo che ancora una volta Mary ed io discutemmo sul mio nickname, e fu in occasione della pubblicazione di alcuni miei studi sul suo sito. Io non mollai e lei neppure, ma giungemmo ad un gentlewomen agreement: nella mia presentazione (e sono certa che Mary non si faceva alcuna illusione su quanto sfuggente sarebbe stata), per correttezza, avrei dovuto ripetere chiaramente che Isabella Orsini era un nickname, e che Mary mi conosceva di persona; il che era verissimo, dato che aveva trascorso un paio di giorni a casa mia.
     Ed ecco che cosa scrissi:

 Astrologa ed Erborista, Isabella Orsini visse in Maremma nel Cinquecento. Processata più volte per stregoneria e più volte assolta, dopo una confessione estorta con la tortura fu condannata al rogo, ma la notte precedente si suicidò in carcere con un colpo di chiodo alla gola.

     L’idea che un nome storico-mitologico rispecchi una personalità non è probabilmente vera se non nell’iconografia popolare; ma sono certa che il mio carattere si rifletta comunque nei criteri che mi spinsero alla scelta di questo nickname, che con gli anni si è radicato a tal punto da sostituire o quasi il mio nome di battesimo.

     Sono particolarmente grata a Mary Olmeda – che ho il piacere di conoscere personalmente fin dai tempi della creazione della sua Mailing List Convivio Astrologico – per l’ospitalità offerta ai miei studi sul suo sito.

     Malgrado la mia formazione rigorosamente classica ed umanistica – o forse proprio perché per anni ho lavorato professionalmente con la creazione e la trasmissione degli archetipi – il mio approccio all’Astrologia tende ad essere il più scarno possibile dal punto di vista teorico, privilegiando al massimo lo studio pratico: sono fermamente convinta che sia la pratica quel che deve guidare ed adattare a se stessa la teoria, e non viceversa, e questo vale per me in ogni caso, ma è diventata la mia prassi abituale da quando faccio ricerca sugli Asteroidi (dall’inizio degli anni Novanta mi occupo di quelli della Fascia principale tra Marte e Giove, dal 2001 ho iniziato ad occuparmi dei Centauri e dei Transnettuniani).

     Sono vegetariana, animalista ed antispecista da prima ancora di conoscere il significato e le implicazioni di queste scelte, ed esistenzialista da quando sono capace di intendere e di volere, per quanto affascinata dalle correnti di pensiero successive. Ed anche se l’idea di avanzare con lo sguardo fisso nel futuro mi esalta, non credo affatto che l’Umanità riesca a farlo. Credo piuttosto che – come sostenevano i Greci – l’Umanità non possa se non camminare volgendo la schiena ad un futuro che non conosce e può solo immaginare e progettare, con lo sguardo rivolto all’unica cosa che può veramente conoscere (sempre che non scelga di camminare ad occhi chiusi), cioè il passato. E credo anche che il nostro vivere sia simile a quello di Teseo nel Labirinto: ma non a tutti è stato dato un gomitolo di filo rosso, non tutti vogliono usare il pugnale e non tutti hanno il privilegio di incontrare un Minotauro che ci insegni a fondere insieme uomini, animali e dei.

Ed ora Aneshvarii...

     Nel corso del 2005, a seguito di una nutrita serie di eventi emotivamente spiacevoli, cominciai a rendermi conto che la tecnica di meditazione fino ad allora praticata, che avevo imparato ai tempi dell'Università, non mi si adattava più. Stavo combattendo contro gli effetti collaterali dell'incombente cecità, e - forse per la prima volta in vita mia - cominciai a nutrire seri dubbi sulle mie capacità di sopravvivermi.

     Frequentavo allora, per praticare yoga tantrico, un Centro di Discipline Alternative, ed il mio insegnante lavorava attivamente per l'AnandaMarga.
     Ad esser sincera, molti dei principi di quest'organizzazione mi lasciavano (e mi lasciano tuttora) perplessa, ma ero intenzionata a cambiare metodo di meditazione, e non volevo perdermi in scempiaggini New-Age. E poi c'era un baluardo che ritenevo insormontabile: non sono credente, e non è di un qualsivoglia dio che vado in cerca. E se proprio la vogliamo dir tutta, neanche di un guru.
     Essendo l'AnandaMarga, secondo la sua stessa definizione, il più spirituale dei percorsi evolutivi, e dato che non mi andava affatto di mentire sul mio modo di pensare (nulla sta al di sopra dell'Etica, e certo non la fede), ero sicura che la mia richiesta di ammissione a tale insegnamento non sarebbe stata accettata; ma così non fu.

     Il 10 febbraio 2006 mi fu concessa l'iniziazione da una Didi (questo è l'appellativo sanscrito delle sacerdotesse AnandaMarga) dello Scorpione, uno tra gli esseri umani più straordinari che io abbia mai avuto l'onore di conoscere: alle mie dichiarazioni di ateismo rispose con grande serenità (in un Italiano piacevolmente aromatizzato dall'Inglese della sua terra d'origine, la Nuova Zelanda) che non c'era alcun bisogno di essere credenti per percorrere un tracciato evolutivo veramente personale. Anzi, talvolta, l'essere credenti poteva essere di ostacolo.

     Quella sera ricevetti l'iniziazione AnandaMarga, e la sera successiva fui io ad iniziare la Didi alla conoscenza di Hylonome, il dolente Centauro femminile che sovrastava tanto il mio quanto il suo cielo di nascita.
     E dell'iniziazione, ovviamente, faceva parte anche un nuovo nome, che era prerogativa della Didi assegnarmi a suo piacimento, con l'intento di racchiudere in quel nome un'indicazione evolutiva. Eccezionalmente, la Didi mi disse che il mio nome reale - o almeno una parte di esso - esiste anche in sanscrito: dunque, se preferivo, avrei potuto conservarlo.
     Io le risposi che scegliesse lei quel che le sembrava più adatto per me: avevamo trascorso giorni e notti a parlare, ed ero giunta a stimare molto la sua intelligenza, il suo senso etico, la sua grande capacità di non spersonalizzarsi nella scelta di vita che aveva abbracciato. E così fui Aneshvarii, proprio allo scadere della mezzanotte, l'ora delle streghe, tra il 10 e l'11 febbraio.

Isabella addio

     Al momento di quel nuovo battesimo, e già da alcuni mesi, il mio sito Cleodoro.it non veniva più aggiornato: i miei occhi non me lo consentivano più, non ero ancora sufficientemente pratica del software vocale per non vedenti, ma soprattutto sentivo che con la cecità stavo varcando la soglia del non-ritorno. Dovevo liberarmi da tutto ciò che apparteneva al Mondo dei Vedenti, se volevo veramente tentare di vivere (e non solamente sopravvivere) da non-vedente. Ed il mio sito fu una delle cose di cui mi liberai. Con grande dolore, ed un lacerante senso di sconfitta personale.

     Non riuscii invece a liberarmi di almeno due persone, che discretamente ma solidamente mi tennero d'occhio: una di queste firma ora i suoi studi in questo sito con il nome di Antimonio. A lui devo molto della scelta di non liberarmi anche dell'Astrologia.
     Così come devo a Vicekriwa l'accendersi del desiderio di dare vita ad un sito a più stanze, da una delle quali ti sto ora parlando.

     Ed Isabella Orsini, l'astrologa, che fine ha fatto?
     La stessa fine di Cleodoro.it: ha fatto parte integrante del mio passato, ma nel mio passato è rimasta e rimarrà, ed affido la memoria del suo nome alla cronaca del processo e della sua morte, che si può leggere nelle pagine successive.
     Io non sono più lei: non sono più i suoi occhi acuti, lo specchio dell'anima che avevo allora. Ora lo specchio della mia anima è uno sguardo che, come una talpa, sta imparando a fare a meno della luce.

     E questo sguardo si chiama Aneshvarii.

In questa pagina

Una storia del'500:
Bellezza Orsini,
la strega

Stregoneria, Santità: gli opposti che coincidono

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    


  •   Ritratto di
    Isabella de'Medici Orsini
    olio su tela
    di Alessandro Allori
    1588
    Firenze, Uffizi
    Collezione Frescobaldi

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   

    

    

   

    

   


  • L'attrice Isabella Orsini   

About

     La mia autobiografia è presto detta: sono nata il 23 novembre 1954 alle ore 23.45 CET-1, a 42N55 010E45 e - almeno fino ad ora - non sono ancora morta.

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